- Gli esseri umani e il linguaggio:
-I disturbi del linguaggio:
Il linguaggio è lo strumento principale della comunicazione può essere sotto forma di suoni, gesti oppure codici.
Ľuomo sapiens sapiens è ľunico asserendo vivente ad aver sviluppato un linguaggio attraverso ľalfabeto.
I simboli o se gli utilizzati sono detti significanti in quanto rimandano a un concetto che il loro significato.
I linguaggi umani sono caratterizzati da 2 proprietà:
L'arbitrarietà = Si tratta di sistemi convenzionali, basati su accordi tra chi comunica.
Produttività o ricorsività = Aggiunta di nuovi simboli e il rinnovare il linguaggio in maniera creativa ad es. petaloso
Gli animali comunicano sempre nello stesso modo come per il corteggiamento o per la presenza del pericolo.
- Dal linguaggio alla lingua:
Gli esseri umani sono gli unici ad utilizzare il linguaggio verbale, si riescono ad esprimere con la parola in forma orale o scritta,avviene grazie alľ abbassamento della laringe. Nel cervello umano ci sono zone distinte delľ emisfero sinistro che vengono utilizzate per il linguaggio:
Ľarea di Broca e ľarea di Wernicke chiamate così per il nome Dei 2 studiosi che l'hanno localizzata la fine del 19 secolo.
Le lingue utilizzate dai diversi gruppi umani sono molto numerose e alcune di esse sono usate solo oralmente, spesso conosciute da pochi individui e per questo a rischio di estinzione.
Altre, invece, sono dette globali perchè parlate da molte persone in diverse zone del mondo. (es: inglese)
-Lo studio del linguaggio:
La scienza che studia il linguaggio umano e delle lingue si chiama "linguistica" e si divide in diverse branche:
La fonetica: studio dei suoni utilizzati nelle diverse lingue
La morfologia: studio degli elementi che compongono le parole e il modo in cui esse si formano
La sintassi: si occupa delle regole che guidano la formazione delle frasi
La semantica: studia il significato di prole e frasi e il rapporto tra significante e significato
La neuroscienza e linguistica ha dato vita alla "neurolinguistica" studio delle basi anatomiche e fisiologiche del linguaggio.
La psicolinguistica, invece, studia lo sviluppo del linguaggio nell'essere umano che va dalla sua nascita all'età adulta e ne studia anche le patologie che lo coinvolgono.
- La struttura del linguaggio verbale
Alla base del linguaggio verbale ci sono i FONI, cioè i suoni linguistici emessi dall'uomo per parlare.
I fonemi sono "unità sonore minime" tipici della propria lingua madre.
Ogni lingua ha i suoi fonemi base.
L'alfabeto fonetico è formato da "grafemi" o lettere (ad esempio le lettere dell'alfabeto)
Alcuni grafemi possono essere presenti in una lingua ma NON in un altra questo è il motivo per cui è difficile pronunciare una lingua straniera. (es: "R" nella lingua inglese o in quella giapponese)
Un insieme di fonemi dotato di significato crea un "morfema"
Il lessico di una lingua è formato dalla combinazione di più morfemi.
Un insieme di più frasi compongono un "discorso" o un "testo scritto"
La posizione delle parole in una frase, importante per capire il significato della stessa, si chiama "sintassi".
La sintassi permette di identificare le varie parti della frase rilevando ad esempio, il soggetto, il complemento oggetto, ecc... a formare le unità sintattiche dette "sintagmi".
- Il contesto del linguaggio:
La sintassi permette di tradurre il pensiero in linguaggio verbale e viceversa.
Una frase può avere una struttura grammaticale corretta ma può NON trasmettere un significato comprensibile (Es: la sedia guida l'automobile morbidamente)
Questo sta a significare che il "contesto" è essenziale per capire una frase.
Il contesto extralinguistico è l'insieme dei diversi fattori che formano la situazione in cui avviene il discorso.
Un evidenza dell'importanza del contesto extralinguistico è dato dall'uso delle "parole omonime" che si pronunciano in modo identico ma hanno significati diversi. (Es: mi sono avvicinato alla gru)
Spesso anche l'interlocutore che parla evidenzia un contesto.
Nell'esempio della gru, se a parlare fosse stato un operaio sarebbe stato ovvio il contesto edile.
-La teoria degli atti linguistici:
Con il libro del 1962 "Come fare cose con le parole" il filosofo John Austin spiega che il linguaggio non serve solo a descrivere la realtà, ma può anche fare cose. In altre parole, quando parliamo, non ci limitiamo a comunicare informazioni, ma spesso compiamo vere e proprie azioni.
Austin distingue tre tipi di atti linguistici:
Atto locutorio: È il semplice atto di pronunciare una frase con un significato.
Atto illocutorio: È l'intenzione dietro la frase, come fare una promessa, dare un ordine o chiedere qualcosa.
Atto perlocutorio: È l'effetto che la frase ha sull'interlocutore, come convincere, spaventare o motivare qualcuno.
Ad esempio, se dico "Ti prometto che ti aiuterò", non sto solo descrivendo qualcosa, ma sto effettivamente facendo una promessa. Questo è un atto illocutorio.
Atto locutorio: È il semplice atto di pronunciare una frase con un significato.
Atto illocutorio: È l'intenzione dietro la frase, come fare una promessa, dare un ordine o chiedere qualcosa.
Atto perlocutorio: È l'effetto che la frase ha sull'interlocutore, come convincere, spaventare o motivare qualcuno.
Ad esempio, se dico "Ti prometto che ti aiuterò", non sto solo descrivendo qualcosa, ma sto effettivamente facendo una promessa. Questo è un atto illocutorio.
Si impara i l linguaggio fin dai primi mesi di vita in maniera graduale ma nel corso della crescita possono manifestarsi alcuni problemi di comprensione, acquisizione e produzione ovvero "disturbi specifici del linguaggio" identificati nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali).
I DSA (disturbi specifici dell'apprendimento) sono disturbi che implicano difficoltà ad apprendere la scrittura la lettura e il calcolo.
questi disturbi si dividono in :
Dislessia: difficoltà nell'imparare a leggere
Disgrafia: difficoltà a scrivere
Disortografia: disturbo relativo alla scrittura dovuto alla difficoltà della traduzione dei suoni parlati.
Discalculia: disturbo specifico sui calcoli matematici e le relative logiche di calcolo
In riferimento a disturbi celebrali si possono manifestare delle "afasie".
Afasia di Broca: difficoltà di produzione verbale, omissioni di parole come ad esempio preposizioni, articoli ecc..
Afasia di Wernicke: frasi raramente hanno un senso - deficit di comprensione verbale - inconsapevolezza della propria malattia.
Agnosia uditiva: incapacità di riconoscer suoni
Asemìa: incapacità di riconoscere i segni scritti (parole, numeri, note musicali)
Balbuzie: problemi di riproduzione verbale del linguaggio, colpisce la fluidità
LA COMINICAZIONE: SVILUPPO, MODELLI E FUNZIONI
"COMUNICARE" significa condividere informazioni, pensieri ed emozioni.
La comunicazione avviene tra esseri umani, animali, piante, cellule e macchine.
-Lo sviluppo della comunicazione:
La comunicazione si evolve con la crescita dell' individuo.
per comunicare tra loro le persone usano segni e segnali, ovvero sia codici naturali che culturali.
I neonati inizialmente comunicano inconsapevolmente attraverso i sistemi di segnalazione (il pianto, il sorriso ecc.) dopo si crea anche il linguaggio verbale.
I bambini non imparano solo le parole, ma anche il contesto in cui usarle.
Con il tempo, capiscono quando possono parlare in modo informale e quando è necessaria più cortesia.
-forme della comunicazione:
Comunichiamo sia nel mondo reale sia in quello virtuale (telefono, internet ecc.), ma posiamo comunicare anche attraverso segnali non verbali come l'espressione del viso, i gesti o il modo di vestire. Inconsapevolmente tutti i nostri comportamenti trasmettono dei messaggi.
gli umani comunicano in diverse forme, quelle più astratte ,come le espressioni artistiche (musica, teatro, danza ecc.), alle comunicazioni visive (cartelloni pubblicitari, cartelli stradali ecc.) e molte altre.
la competenza linguistica e quella comunicativa sono abilità distinte.
-Competenza linguistica = sapere come funziona una lingua (regole, suoni, struttura), mente
-Competenza comunicativa = saper usare la lingua in modo appropriato nella comunicazione reale.
-modelli della comunicazione:
esistono due diversi modelli per spiegare e rappresentare la comunicazione:
il modello lineare: Negli anni 40 l'ingegnere delle telecomunicazioni Shannon, sviluppò insieme al matematico Weaver una teoria che illustra il processo comunicativo ispirandosi alla comunicazione telefonica.
Nel modello lineare si trasmette un'informazione da una fonte che è scritta da un emittente e che viene trasmessa inviata a un destinatario. Il modello di Shannon è detto "lineare", perché la comunicazione è in senso unidirezionale.
Anche se due persone non parlano avviene comunque una comunicazione oltre al canale uditivo vocale infatti esistono altri canali naturali attraverso cui si trasmettono informazioni:
-Canale visivo cinesico = Grazie alla vista si possono percepire gesti e espressioni facciali dell'interlocutore.
-Canale motorio tattile = Grazie al tatto come strette di mano carezze ecc.
-Canale chimico olfattivo = Grazie all'olfatto dove su trasmettono gli odori, è più sviluppata negli animali.
Il modello circolare:
Afferma che nella comunicazione umana i partecipanti hanno un ruolo attivo e che il modello circolare ha una bi-direzionalità negli scambi comunicativi tra esseri umani.
Mentre una persona parla nel frattempo il ricevente ascolta e invia messaggi, i cosiddetti Feedback.
Il modello circolare viene visto come il luogo dove nasce la comunicazione e dal quale non si può prescindere per interpretarla, Ovvero il significato di una comunicazione dipende dal contesto nel quale si verifica.
Es. In chiesa ci si deve vestire in un certo modo e non si può urlare durante la messa. Se qualcuno si presenta in costume da bagno e inizia a urlare quella persona comunica una mancanza di rispetto verso l'istituzione religiosa. Mentre se questa persona si trova in una spiaggia il suo aspetto e il suo atteggiamento non saranno considerati maleducati.
Le funzioni della comunicazione:
Negli anni 60 il linguista russo Roman Jakobson ha individuato gli scopi di una comunicazione, collegando ognuna di esse a un fattore costitutivo del processo comunicativo.
-La funzione fatica serve a instaurare, stabilire o interrompere un contatto tra gli interlocutori.
-La funzione referenziale o informativa è chiamata referenziale, perché il contenuto del messaggio si riferisce a un argomento o a un oggetto che risiede nel contesto esterno allo scambio comunicativo.
-La funzione espressiva o emotiva consiste nel trasmettere stati d'animo e degli atteggiamenti in modo volontario o no.
-La funzione conativa chiamata anche persuasiva o imperativa quando si cerca di influenzare il comportamento del destinatario.
-La funzione metalinguistica svolgono tutti i messaggi che comunicano qualcosa sul codice che si sta usando si tratta di messaggi che parlano do messaggi.
Es. Le definizioni presenti nei dizionari.
-La funzione poetica o estetica dove un messaggio viene contemplato per i suoi aspetti formali (scelta del lessico, composizione ecc.)
LA PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE
I cinque assiomi della comunicazione:
Nel 1967 la scuola di Palo Alto ha definito 5 assiomi fondamentali della comunicazione, tra cui:
-Non si può non comunicare ogni comportamento trasmette un messaggio, anche il silenzio.
-Ogni comunicazione ha un contenuto e una relazione il modo in cui il messaggio è espresso influisce sulla relazione tra interlocutori.
-La natura di una relazione dipende dall'ordine ("punteggiatura") delle sequenze di comunicazione tra soggetti. La comunicazione è un processo circolare e bidirezionale che rende difficile stabilire chi sia la "causa" e chi "l'effetto" in uno scambio.
Nonostante ciò e persone tendono ad attribuire cause ed effetti ai propri scambi comunicativi per definire la relazione.
Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari la seconda che siano basati sull'uguaglianza o sulla differenza.
Una relazione estetimethe quando gli individui sono di Pari Livello e si rispettano in modo uguale. Es. Come in una coppia.
Mentre il rapporto è asimmetrico quando l'individuo occupa una posizione di superiorità e comunica in maniera diversa all'altro. Es. Insegnante e allievo.